lunedì 4 marzo 2019

Gli Arabi conquistano Piazza Armerina

La città di Blatea è abitata da gente Siciliana e gente Greca, siamo nell'anno 216 dell'Era di Maometto, grosso modo nella primavera dell'831 D.C.
Da Mazzarino qualche giorno prima conquistata dagli Arabi continua la spedizione militare per occupare la Sicilia, si circonda la Città di Piazza Armerina per assediarla.

I responsabili militari hanno avuto qualche perplessità prima di decidere se assaltarla direttamente o  assediarla e costringere alla resa la gente Greca che è dichiaratamente nemica degli Arabi.

L'idea che prevale è quella dell'assedio, per due ragioni: 1) la città di Blatea è assai grande ed ha un grande castello, l'assalto di un castello così ampio provocherebbe molte perdite agli Arabi che non hanno uno schieramento abbastanza grande e non hanno rinforzi in arrivo a breve; 2) la gente Siciliana di Blatea dovrà per forza di cose occuparsi dei lavori ai suoi terreni agricoli perchè le scorte alimentari dell'anno precedente sono finite, sará dunque costretta a lavorare i campi ed a mietere il raccolto. Se non potrà farlo perchè impedita dall'assedio, si rivolterà contro la gente Greca che resiste e che è nemica degli Arabi.

Il piano è quindi di sabotare tutti gli acquedotti che portano l'acqua in città ed impedire alla gente  di Blatea di andare verso i campi seminati, di non ucciderla, ma di catturarla e portarla davanti al comandante.

Gli Arabi si accampano a tre miglia dalla città di Blatea, si riposano e il giorno successivo circondano la Città disponendosi ad un quarto d'ora di cammino da essa.

Due giorni dopo vengono catturate 7 persone di Blatea che tentano di raggiungere i campi seminati. Il comandante Arabo li interroga ed ottiene da loro informazioni sulla quantità di gente Greca presente a Blatea. Li rilascia dopo aver dato loro da mangiare e non averli in alcun modo maltrattati. Affida loro un messaggio da riferire alla gente Siciliana: gli Arabi non hanno nessuna intenzione di nuocere alla gente Siciliana e la gente Siciliana sarà consolata per quello che patisce.

All'alba del giorno successivo si presentano più di 300 abitanti di Blatea davanti al comandante Arabo. Vengono a riferire che vogliono ubbidire agli Arabi e non alla gente Greca.

Il comandante Arabo ribadisce che non torcerà loro un capello e che li lascerà proprietari di tutti i loro beni: i terreni, le case, il bestiame, la loro roba ed oltre a questo verranno remunerati. A questo punto i 300 di Blatea dicono di voler parlare con gli eminenti uomini di Blatea (una specie di consiglio formato da 40 persone) di volere introdursi nel castello, fare strage della gente Greca e liberare il castello di Blatea. A cose fatte l'esercito Arabo potrà entrare nella città di Blatea senza perdite.

Il comando Arabo ordina di togliere l'assedio alla città e nella notte di due/tre giorni dopo il castello di Blatea è in mano alla gente Siciliana, tutta la gente Greca che vi era è stata uccisa. Ed il mattino seguente il Consiglio dei 40 eminenti della città e la popolazione di Blatea si reca festosamente dal comandante Arabo e lo accompagna in città insieme a tutto l'esercito.

Il comandante prende possesso del castello, si riposa, e fa il giro nella città di Blatea. La trova molto bella e ricca di alberi.

Tutta la roba dei Greci uccisi viene divisa a metà, una metà ai 40 Consiglieri di Blatea, l'altra metà agli Arabi. Si trovò molto oro ed argento, che venne trattenuto dagli Arabi, e molto rame che fu diviso tra Arabi e gli abitanti di Blatea.  Il comandante diede ordine di riparare i danni al castello di Blatea.

Tratto da:Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli arabi pubblicato per opera e studio di Alfonso Airoldi arcivescovo di Eraclea, giudice dell'apostolica legazione, e della regia monarchia nel Regno di Sicilia. Tomo primo.











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