lunedì 1 gennaio 2018

Quando si dice il destino

Va di moda parlare male dell'Amministrazione del Comune di Piazza Armerina. Lo fanno persino gli stessi che ne hanno fatto attivamente parte. Si scoprono intollerabili difetti caratteriali del Sindaco, dopo quasi 5 anni. 

Se tali difetti fossero veri significherebbe che non te ne sei accorto per 5 anni e allora non sei uno sveglio. Oppure lo sapevi. E allora fai la figura di un ipocrita. 

Strano che in pochi si siano invece accorti che tutti i bilanci del quinquennio siano stati approvati con notevoli ritardi e in qualche caso con la presenza di un commissario col fucile a pallettoni  puntato marca “tutti-a-casa”. 

Sembra niente, ma quando il bilancio che dovresti avere a Gennaio ce l'hai a Luglio, Novembre o a Dicembre, ti manca lo strumento principale per amministrare. Navighi a vista, fai l'amministratore di condominio ma con sfavillante quanto inutile fascia tricolore. 
Non puoi programmare, non puoi progettare. Per questa ragione ti sei trovato persino in difficoltà per celebrare il rito del Palio dei Normanni e dei fuochi di Ferragosto che, se non ci fossero stati, pare avrebbero sollevato una rivolta popolare seguita da defenestrazione così violenta da fare impallidire il ricordo di quella del Castello di Praga del 1618, vicenda storica che per non voluta ironia è collegata all'imperatore Mattia (D'Asburgo). 

La coalizione di liste che vinse le amministrative del 2013 perse quasi subito il controllo della maggioranza del Consiglio Comunale. E tra dispetti e strategie politiche contrapposte, i bilanci nacquero con parto ritardato e spesso a causa di questo con lesioni cerebrali evidenti.

Insomma pare chiaro che sia stata preferita la poltrona all'esercizio pieno del potere di amministrare. Di fronte a uno scenario così, senza solide brigate in Consiglio, talvolta senza né brigate, né divisioni, né battaglioni, solo con pattuglie disperate, non potendo cavare che qualche piccolo ragnetto dal buco, una amministrazione avrebbe dovuto trarne le conseguenze politiche e rassegnare le dimissioni. E invece no. La poltrona è sembrata più comoda. 

Pur essendosi trasformata mese dopo mese in una poltrona chiodata, come quelle della Santa Inquisizione, per un' apparente forma di masochismo chi ci stava seduto continuava a starci. Eccome se ci stava. I chiodi erano acuminati sin dall'inizio, difficile pensare che negli ultimi mesi siano diventati più acuminati o i nobili deretani divenuti più sensibili, tanto da indurre lo scioglimento del matrimonio (politico).
Come in tutti i divorzi i coniugi si accusano a vicenda per le colpe e le responsabilità della rottura del matrimonio. E vi sono anche dei casi in cui lo scioglimento del matrimonio dipende dalle corna politiche. Cioè uno dei due tradisce l'altro, avendo da tempo una relazione elettorale con qualcun altro. Forse la spiegazione è tutta qui. 

In definitiva ci troviamo 5 anni sostanzialmente inutili sul piano della progettazione futura. La prossima amministrazione si troverà il deserto intorno a sé. Senza contare che i danni cerebrali dei bilanci approvati in precedenza avranno conseguenze anche in futuro quando si scoprirà che il lifting estremo a cui sono stati sottoposti ha -metaforicamente parlando- svuotato le casse comunali. Si perché forse per stabilizzare i precari si sono dovuti creare dei bilanci generosi ed ottimistici prevedendo fiumi e cascate di soldi in entrata al Comune. Senza tale previsione, quasi miracolistica, l'operazione stabilizzazione dei precari non si sarebbe potuta fare. 

Insomma, tra muri di contenimento crollati, frane sulle strade che portano alla Villa Romana del Casale, perdita del contributo sugli incassi dei biglietti della predetta Villa, perdita della maggioranza in Consiglio, privatizzazioni del Cimitero fallite, sembrerebbe che il quinquennio sia stato dominato dalla componente nota ai tempi nostri col nome di sfiga, altrimenti detta sfortuna nel politically correct, ma un tempo detta destino. Ricordo che l'Odissea ha queste parole: incolperà l'uom dunque sempre gli Dèi? Quando a se stesso i mali fabbrica, de' suoi mali a noi dà carco, e la stoltezza sua chiama destino.