mercoledì 2 novembre 2016

frutti viventi

Cosa c'è di più discreto e confidenziale di una visita al Cimitero? Colloqui fatti di parole sussurrate o dette interiormente verso chi parole non può più avere. Ma anche immagini di volti, luoghi, cose, emozioni senza racconto, senza parole, con le quali riusciamo a raggiungere la parte profonda di noi stessi, quella parte dove le parole non esistono e in qualche modo ciò che ci accade assomiglia moltissimo a quei frammenti dei sogni nei quali non ci sono parole narranti, ma solo immagini, sensazioni ( che quando le ricordi dici "mi sembrava di essere, sembrava che ..."). La parte di noi narrante talvolta ricorda, talvolta implora e chiede protezione. In quale altra occasione ci capita, da svegli, qualcosa del genere? E con chi siamo così diretti, segreti, riservati, contenuti nei giusti limiti? A chi altri attribuiamo la paternità dei doni misteriosamente ricevuti dai nostri figli e nipoti, per chi altri ci spogliamo da "questo te lo regalo io"? E quello stupore, quella meraviglia che luccica negli occhi dei bambini che ricevono i doni dei morti, non è forse il più grande regalo che "loro", i morti, ci fanno, non è forse il "loro" frutto?