giovedì 31 marzo 2016

siamo come i gatti di Harvard?

All'Università di Harvard furono presi dei gatti appena nati e messi in due ambienti ristretti le cui pareti avevano nell'uno strisce orizzontali, nell'altro strisce orizzontali. Coloro che accudivano i gatti indossavano abbigliamento a strisce verticali od orizzontali. Insomma i gatti potevano vedere solo strisce orizzontali o verticali. Dopo due anni vennero liberati. I gatti che avevano visto solo strisce orizzontali, muovendosi andavano a sbattere sulle gambe dei tavoli e delle sedie. Problema opposto avevano gli altri gatti. I loro occhi vedevano ma i loro cervelli no. 
Penso che succeda anche agli esseri umani di fronte a nuovi oggetti o idee. Immagino che se un primitivo avesse in mano due cellulari cercherebbe di sbatterli e strofinarli tra di loro per provocare scintille ed accendere il fuoco. 
La testa tende a rimanere com'è e ragiona come sempre quando non è in grado di attribuire alle cose, alle idee o alle parole nuove il loro significato e la loro funzione. Sul Web circola ancora quel video della figlia che regala all'anziano papà un iPad. Lui, che un iPad non l'ha mai visto e non sa né a che serve né come si usa, lo utilizza invece come un tagliere. ci affetta le verdure e poi lo infila nella lavastoviglie. 
Per cambiare comportamento bisogna sapere. Qualcuno deve spiegare e qualcun altro deve apprendere. Questo processo di condivisione della conoscenza ci cambia, e senza di esso non cambiamo, restando incatenati davanti alle ombre della realtà proiettate sul fondo della caverna.  
Quando critichiamo gli altri, dunque, cerchiamo di ricordarci che siamo un po' tutti come i gatti di Harvard, perché siamo stati allevati in un società che aveva solo certi livelli di conoscenza (l'ambiente ristretto del gatto di Harvard).
Alcuni di noi però si sono piano piano individualizzati e sono usciti da quei paradigmi che la società ci ha dato e con i quali siamo stati formati.
Altri, spesso la maggior parte, percorrono più lentamente la via che ci rende individui. Per questa differenza di velocità, di energia, spesso questi ultimi vengono considerati insensibili, apatici, schiavi dei preconcetti, ostacoli all'evoluzione di una comunità, immaturi, presuntuosi. Ma essi sono per lo più il risultato di ciò che la società ha trasmesso in passato e contemporaneamente di ciò che la società non trasmette loro adesso e in più, ma non so in quale misura, dall'assenza in sé stessi del desiderio di conoscere. Non saprei se questo desiderio di sapere si apprende durante la vita o lo si ha sin dalla nascita. Però so che chi non ce l'ha difficilmente si mette in gioco. Be curious e staremo sani. 

Archivio blog