mercoledì 6 gennaio 2016

non per tutti

Uno tra i più accreditati pensatori del nostro tempo, Zygmunt Bauman, ci spiega che viviamo in una società senza più solidi punti di riferimento.  Lui la chiama questa, una società liquida. Niente più certezze sul lavoro, sulla nostra stabilità economica e quella dei nostri cari, ci sentiamo minacciati (sicurezza personale) e non abbiamo più la capacità di capire quello che succede nel mondo intorno a noi. Tutto questo, secondo lui, viene abilmente sfruttato da una società mercantile, priva di scrupoli, che usa le nostre insicurezze, le nostre paure, vendendoci desideri capaci di risolverci i problemi che puntualmente però, una volta concretizzati i desideri, ci lasciano nello stato d'animo di prima. E così diventiamo dei clienti ideali per chi ci vende sistemi di allarme, ferramenta per la sicurezza delle nostre case, armi, sistemi di comunicazione di ultima generazione e persino idee politiche capaci di scacciare gli spettri che vivono dentro di noi. Via gli immigrati, via gli islamici, via i terroni, poliziotti di quartiere, ruspe nei campi Rom, ordine, sicurezza. Tuttavia, non c'è nulla di oggettivamente rassicurante nel vivere in un posto presidiato con le armi, con porte blindate, sbarre di acciaio alle finestre, controllo di documenti ogni 500 metri. Una città così sarebbe un incubo vivente. Esattamente lo stesso incubo vissuto quotidianamente in una città in zona di guerra. Il nuovo smart soddisfa sino allo smart successivo. E chi lo sa lo produce ritmicamente, per creare nuovi desideri e poi altri ancora e così via. Certo non è facile pensare a come uscire da tutto questo. 
Secondo  Carl Gustav Jung, quando vengono a mancare le certezze che normalmente una società (nel significato di autorità) dovrebbe offrire e garantire a ciascun individuo, altra strada non c'è che cercare certezze in noi stessi. Conosci te stesso. Attenzione però: conosci tutto te stesso, anche ciò che hai sempre messo da parte, trascurato. Non buttare niente di te, neppure ciò che ti inquieta. La parte più remota di te appartiene a te. Devi saperla riconoscere e darle un ruolo, un valore, non fartene sopraffare ma non ignorarla. In fondo, forse, la nostra sopravvivenza come specie è più dipesa da questa parte relativamente ignota di noi, più che da quella razionale e visibile. Ed anche di quest'ultima, cerca di non farne un totem. Anche lì per sopravvivere hai dovuto e devi indossare una maschera, devi avercela un maschera. Ma non confondere mai la maschera con te stesso, non confondere quello che appari agli altri o vuoi apparire agli altri, con quello che invece sei e appari a te stesso: la tua anima.