venerdì 25 dicembre 2015

Storia di Ecrù

Piccolissimo ma dotato come molti cuccioli di una "voce" acuta ben udibile, miagolava da diverse ore. Impossibile vederlo. Più piccolo dell'erba, cresciuta nel vicino cantiere abbandonato, ne era coperto e in qualche modo protetto. Ma la fame è fame e il suo miagolio era insistente. Il tentativo di avvicinarsi a lui fallì. E fu lui che venne a trovarci. Si mosse di sera, subito dopo il tramonto, seguì con l'olfatto le tracce degli umani che erano venuti a cercarlo e si infilò come un ladruncolo nel nostro giardino. Si nascose dentro il glicine e cominciò nuovamente a miagolare. Lì potemmo vederlo e prenderlo. Un cucciolo abbandonato è sempre attraente. Lui lo era ancor di più perchè aveva un evidente problema al ventre e perciò lo avevano abbandonato. Non sapevamo che fosse un lipoma ce lo spiegò il veterinario. Ci disse che bisognava operarlo e che se quelle palline di grasso non avessero ancora intaccato organi vitali, forse si sarebbe salvato. A me sembrava color caffellatte ma agli altri in famiglia sembrava decisamente un gatto rosso. Che nome dargli? Cominciarono lunghe dispute e alla fine prevalse Miaomiao. 
Passò oltre un mese tra i ferri e gli aghi del veterinario per ricucirlo e le garze e le pomate di noi infermieri improvvisati. Le suture si riaprivano, doveva stare fermo. Come fai a far star fermo un gatto? Lo salvò dall' impossibilità di essere ancora ricucito, per mancanza di pelle, una vecchia gabbia da trasporto per gatti. La cosa più emozionante per me fu tenerlo fermo durante le medicazioni e sentire il suo cuoricino battere forte forte forte quando sentiva il dolore o il fastidio inevitabile che una medicazione porta con sé. Provava emozioni e si fidava di noi. Questo mi bastò a fare entrare quei suoi battiti nel mio cuore. Guarì. 
Privo di madre, pensammo che per addestrarlo alla vita dovessimo insegnargli qualcosa. Chissà perchè gli umani pensano di sapere insegnare ad un gatto? Gli facevamo vedere uccelli cinguettanti, gatti miagolanti ed altri animali di piccola taglia, da youtube. Si incuriosiva, girava intorno al portatile e guardava lo schermo seguendo attentamente i movimenti delle immagini. Scoprii che se si trattava di video di cuccioli lui si metteva tra me e lo schermo, quasi ad impedire un contatto fisico con quei cuccioli. Si conquistava l'esclusività del suo spazio nel nostro cuore e la difendeva. 
Cominciò ad uscire di casa. Dapprima sul balcone e poi... venne il giorno in cui Miaomiao decise di esplorare il mondo intorno a sé. Scoprì piano piano che il sole era piacevole prenderlo su un tronco reciso o sui muretti lì intorno. Interessanti per lui erano le farfalle ed altri insetti volanti. Li inseguiva, come fa ancora adesso.
La sua socializzazione con gli umani fu straordinaria. Rientrando in casa non toccava cibo se prima non veniva coccolato e ricoccolato e stra-coccolato. Solo allora mangiava ed anche oggi fa così (quando i suoi ormoni maschili sono in letargo, altrimenti no). Arrivò anche il giorno in cui decise di attraversare la strada, sotto gli occhi preoccupati della madre umana adottiva. Ansia a chili in tutta la famiglia. A poco a poco gli umani si adattano, è vero, ma permane sempre quel senso di pericolo che fa da spauracchio prendendo la forma delle macchie nere di unto delle automobili sotto le quali i gatti si proteggono dal sole; macchie d'unto sulla pelliccia = automobili; automobili = pericolo, anche se ferme e parcheggiate. 
Da un po' gli alberi di Natale in casa non si son più fatti allo stesso modo. Le palline colorate esercitavano su Miaomiao (nel frattempo divenuto Ecrù di nome per via del suono della sua voce emesso durante le fusa e un po' perchè il suo pelo rosso era meno acceso e dava più sul caffellatte... lo avevo detto io all'inizio che era così...) un fascino irresistibile, capace di travolgere l'albero con tutti i suoi addobbi. Da allora solo alberi spartani e rinforzati alla base.
Ecrù ci sorprese un giorno d'estate. Un piccolo gattino si era introdotto in quello che ormai era il suo territorio. Era un cucciolo che si era perso e vagabondava. Ecrù lo adottò. Lo seguiva, gli impediva di attraversare la strada spingendolo nella direzione opposta col musetto rosa, e se il cucciolo non ne voleva sentire, lo afferrava con la bocca per la collottola e lo portava al sicuro, lontano dalla strada. Gli stava seduto vicino, lo osservava come fanno i gatti, senza mai fissarlo, e non appena il piccolo accennava a un movimento non autorizzato Ecrù lo stoppava.
Ho imparato e imparo molto da lui. Alla fine penso che è lui che ha scelto noi, ci ha adottati, e ci insegna un sacco di cose sui gatti e sulla natura.
Buon Natale (senza albero) Ecrù.