domenica 20 settembre 2015

consorzi e scherzi da prete

Anche i liberi consorzi della Regione siciliana hanno una storia vecchissima. La storia vecchissima di un conflitto tra Stato e Regione dove ha sempre vinto lo Stato. 
Tutto comincia quando nello statuto siciliano scrivono (nel 1946, prima cioè della Costituzione Repubblicana) che in Sicilia l'ordinamento degli enti locali si basa sui Comuni e sui liberi Consorzi. Poi arriva la Costituzione Repubblicana che dice la Repubblica si riparte in Regioni, Province  e Comuni e alla Sicilia sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali. Poi arriva la legge costituzionale che "adotta" lo statuto speciale della Regione siciliana. Secondo me usando il verbo adottare già si doveva capire l'antifona...
Si trattò di uno dei primi clamorosi esempi di copia e incolla della Storia Moderna. 
Lo statuto speciale adottato con legge costituzionale nel 1948 è identico allo statuto della Regione Siciliana approvato da un regio decreto di sua maestà il Re nel Maggio del 1946. 
Qui cominciano i guai per tutti gli interpreti da allora sino ad oggi.
Nel Maggio del 1946 non esistevano enti locali denominati liberi consorzi, ma solo consorzi tra enti pubblici per gestire in comune solo alcuni delimitati servizi. Però con l'espressione liberi consorzi i Siciliani manifestavano la chiara volontà di istituire in futuro (per gli enti locali siciliani) una particolare forma organizzativa nuova di ente locale dotata di autonomia amministrativa e finanziaria: i liberi consorzi. Basta leggersi i lavori preparatori.
Però la Costituzione della Repubblica entrata in vigore nel 1948, parlava chiaro: la Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni e non conteneva nessun riferimento a liberi Consorzi intesi come erano intesi in Sicilia. L'interpretazione delle norme fatta dall'Alta Corte Siciliana (una Corte Costituzionale Siciliana, poi eliminata) e poi anche dalla Corte Costituzionale, è sempre stata la stessa: se i siciliani vogliono i liberi consorzi, come li chiamano nel loro statuto, li possono anche fare ma non saranno mai Enti della Repubblica, tuttalpiù potranno organizzare funzioni e servizi comuni appartenenti ai Comuni ma mai diventare un Ente Locale dotato di autonomia amministrativa e finanziaria, perchè la Sicilia questo potere politico non ce l'ha. Bello chiaro chiaro, papale papale. Non c'è trippa per gatti. E soprattutto, niente scherzi, alla Sicilia solo forme speciali di autonomia non certo il potere di ripartire la Repubblica a suo piacimento (sovranità).
I siciliani, invece, ci avevano creduto alla possibilità dei liberi consorzi, ma era stato uno scherzo per tenerli buoni, forse. A quei tempi il Movimento Indipendentista Siciliano di Finocchiaro Aprile contava oltre mezzo milione di iscritti...
Insomma le corti superiori hanno interpretato i liberi consorzi come incompatibili col sistema rigido della ripartizione della Repubblica. Però la ripartizione rigida della Repubblica era stata modificata o no dalla legge costituzionale n.2 che adottava lo statuto della Regione siciliana? Era poi così rigida? Domanda alla quale non sono mai state date risposte convincenti sul piano strettamente giuridico interpretativo. 
E fu così che nacquero le province regionali siciliane, nel 1986, che erano dotate di autonomia amministrativa e finanziaria, avevano le competenze previste dalle leggi statali coincidevano con le vecchie province statali e quindi non erano quei liberi consorzi voluti nel 1946. Un altro scherzo, questa volta un auto-scherzo.
Nel 2014 i siciliani ci riprovarono ancora, istituirono i liberi consorzi ma senza autonomia finanziaria ed amministrativa, aderendo supinamente all'interpretazione "statalista".
Nel 2015, essendo chiaro che le province sarebbero state cancellate dalla (si dice prossima) riforma della Costituzione, ci ripensarono ancora e in attesa della cancellazione (chissà per quanti anni a venire) con un altro scherzo magistrale istituirono (nominalmente) i liberi consorzi dotandoli dell'autonomia amministrativa e finanziaria e delle stesse competenze statali e regionali delle province regionali siciliane, già province statali, poco più, poco meno.