giovedì 16 luglio 2015

la forza delle Donne



Facilissimo fare della retorica. Ma a guardarle, ad ascoltarle in piazza, mentre manifestano, mentre preparano cartelloni, banner, fanno volantinaggio, escogitano slogan, location e quant'altro vi pare; vederle in prima fila, davanti agli uomini, coi megafoni,  coi cartelloni, i fischietti i tricchebballacche fatti con scatole di biscotti, a reggere i banner, a soffiare nei fischietti e persino a strillare slogan ultimativi... . E vederle in video che spiegano il perchè, il percome, e sentirle sbugiardare uomini politici e non, con parole chiare comprensibili senza politicismi idioti. Bè, che dite, assomigliano a quelle della TV? Secondo voi si ispirano a quel modello, delle tutte ammiccanti, annuenti, parrucchierate all'inverosimile, intrampolate su tacchi impossibili, fascinanti, o pseudo tali, tirate e magari siliconate per piacere a tutti i costi? Direi di no. 
Che straordinario contrasto il vederle sfilare davanti ad uomini panciuti e rassegnati, stravaccati quasi boccheggianti su panchine e sedie dei bar, sbigottiti, rincoglioniti dal caldo forse, imbarazzati. Le Donne lì in piazza anche per loro. Ecco queste Donne erano oggi a sfilare, a parlare, a protestare, a manifestare contro il vergognoso degrado, prima di tutto etico, della nostra Città. 
Gli uomini politici, bersaglio dei loro strali, se ne stavano ben nascosti, barricati nel fortino della codardia. Ogni tanto sbirciavano dalle tende. Invitati a scendere e a confrontarsi, i potenti della Città sono rimasti lì. Muti. Che cosa poi avrebbero potuto dire alla piazza se non altre minchiate? Le solite, quelle che... eviteremo il taglio dei contatori... quelle che scioglieremo il contratto con AcquaEnna, quelle che... il lavoro, il lavoro innanzitutto. E tutte le minchionerie assimilabili. Queste qui non se la tirano, come dicono al Nord, queste qui vanno dritte al bersaglio, rischiano, ci mettono la faccia. E lottano anche per gli uomini imbelli, quelli che misurano le manifestazioni con il numero dei partecipanti, quelli che non sanno vedere ciò che vedono. La rivoluzione è in atto da tempo. I panciuti al bar, dietro le tende da ufficio del Palazzo e dietro le tastiere, non lo sanno ed è inutile spiegarglielo. Si sentono già spaesati, insicuri come bimbi, e non capiscono perchè, il perchè si sentono a disagio e non amati. Abituati alla maschera dell' uomo e alla parte che devono recitare di subalterni ad altri uomo adesso si vedono subalterni a ciò che pensavano fosse subalterno a tutti, le donne. Credevano di portare i pantaloni, si scoprono invece coi pantaloncini corti e col dito in bocca.


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