domenica 3 maggio 2015

libertà e coscienza

Ho riletto qualcosa di Carl Gustav Jung. Anche lui pensa come Platone ( e molti altri)  che nella nostra psiche abbiamo "qualcosa" già dalla nascita. Una parte della nostra psiche si forma con l'esperienza e un'altra invece c'è già, prima di ogni altra esperienza trasmessaci dai sensi e poi elaborata. Questa parte, secondo lui, non è soltanto quella delle pulsioni (in accordo con Freud) ma ha un contenuto preciso. Proviene da esperienze -in senso lato- collettive precedenti (della specie, della razza, dell'etnia, della famiglia) che lui chiama archetipi. Ma non è qualcosa di cui siamo coscienti. Ce l'abbiamo ma non ce ne rendiamo conto. Quindi, spingendosi oltre la concezione di Platone, sarebbero "idee" belle e buone, complete, forse frammentate in qualche caso, ma complete. Questa parte emerge secondo lui quando c'è un conflitto interiore, un disagio più o meno profondo e grave. Emerge manifestandosi soprattutto nei sogni. I sogni sono sempre una forma allegorica: quello che vedi non è quello che vedi ma un'immagine di qualcos'altro. Questo qualcos'altro, nascosto a prima vista da un'immagine che ti porta altrove, quando è interpretato correttamente svela un archetipo, quelle idee che già abbiamo dentro e che non abbiamo elaborato noi. Secondo lui la cosa sarebbe dimostrata dal fatto che persone che non hanno mai letto o conosciuto in qualsiasi modo di tali archetipi, nei loro sogni li rappresentano in forma allegorica. 
Chi invece, come lui, conosce bene quegli archetipi (mito, fiaba, rito collettivo) è capace di associare una immagine formatasi nel sogno e ripetuta in molti sogni ad un archetipo. A me sembra una dimostrazione un po' debole, tuttavia è una congettura forte, validata come tale dai successi terapeutici. Certamente, non priva di fascino, soprattutto per le conseguenti elaborazioni del pensiero di Jung in tema di conflitti tra inconscio collettivo (archetipi) e inconscio individuale e la forte rivalutazione dell'etica e della libertà figlie del complicato processo di "individuazione", cioè del diventare individui coscienti e responsabili, staccandoci dagli archetipi collettivi e dalle pulsioni individuali remote, semplicemente riconoscendoli/e e differenziandoci. Sostiene Jung che senza libertà non può esservi moralità.
Le conoscenze scientifiche che abbiamo adesso non escludono affatto l'esistenza nella nostra psiche di "qualcosa" di precedente alle nostre individuali esperienze. Quello che Jung e Freud avrebbero forse chiamato pre-conscio, cioè frammenti, elementi semplici destinati a diventare  integri e complessi in uno stadio elaborativo successivo cosciente non è in contraddizione con le attuali conoscenze scientifiche che parlano di "strutture" preesistenti ( in perfetto accordo con Leibniz e Kant). Per esempio, si dice: parliamo lingue diverse nel mondo, ma la struttura psicologica del linguaggio è identica in ogni essere umano. Ed è inconfutabile.