sabato 25 aprile 2015

funere mersit acerbo

Sono passati 92 anni da quando in Italia cominciò nelle istituzioni l'avventura della dittatura fascista. Era il 1923 e Mussolini si inventò una legge elettorale ( la legge Acerbo) che dava un premio di maggioranza al partito che alle elezioni avesse raccolto più del 25% dei voti, garantendo la maggioranza assoluta dei parlamentari. A votare a favore non furono solo i fascisti ma anche una buona parte del partito popolare, la stragrande maggioranza dei liberali e la totalità della destra. Mussolini richiese il voto di fiducia del Parlamento. Alle elezioni successive Mussolini ottenne il controllo del Parlamento e da quel momento "legalmente" esercitò la dittatura con tanto di leggi dello Stato che gli permisero di azzerare opposizioni, varare leggi razziali contro gli ebrei ed entrare in guerra. 
Dopo la seconda guerra mondiale ci provarono i democristiani a farsi una legge elettorale per controllare il Parlamento (la legge "truffa"). De Gasperi richiese la fiducia al Parlamento. La legge fu approvata. Prevedeva un premio di maggioranza. Ad approvarla furono oltre ai democristiani, il partito repubblicano (destra economica), il partito socialdemocratico (centro sinistra), i liberali. Ad opporsi un certo Sandro Pertini che, durante i tumulti in Aula (con lancio di calamai pesanti di vetro e pezzi di banchi in legno) avvicinatosi al presidente del Senato (che aveva convocato d'urgenza e all'improvviso di domenica la seduta, impedendo ai senatori residenti lontano da Roma di partecipare) gli si rivolse dicendogli: lei non è un presidente è una carogna, un porco! Altri tempi, altri Uomini.
Oggi a volere una legge elettorale con premio di maggioranza sono i neo-social democratici cattolici del Partito Democratico, parte della destra cattolica (NCD), mentre parte della destra economica e liberale che l'aveva scritta insieme al Partito Democratico non è più d'accordo (sembra). Morale della favola, diffidate dai moderati, in genere dietro l'aspetto ed il linguaggio mite ed educato nascondono affilati e sanguinari canini. 
La democrazia avrà funerali da giovane.

sabato 11 aprile 2015

Rosario Quaquaraquà

Se Rosario Quaquaraquà avesse un minimo di dignità dovrebbe dimettersi. Non avendo maggioranza su un punto decisivo di governo dell'Isola, dovrebbe trarne le conclusioni e andarsene. Ma l'amore per il deretano al caldo su una poltrona è superiore a qualsiasi altra considerazione politica. Se non riesci a far passare la tua linea politica e sei il Presidente della Regione, per quanto tempo ancora pensi che il tuo deretano sarà al sicuro? Se non riesci a far passare l'indirizzo politico della più alta autorità politica Siciliana, la tua, come pensi che i siciliani possano ancora fidarsi, attribuire credito alle tue parole. Quando rassicurerai ancora una volta i forestali, i disoccupati, quelli del reddito minimo, gli addetti alla formazione professionale, pensi che ti possano credere? E quando parlerai di riforme giurando e spergiurando, chi ti crederà ancora? Hai la stessa credibilità di un pupo siciliano, non del suo puparo. Torna a fare l'europarlamentare, se ti riesce. La fredda nebbia di Strasburgo ti renderà invisibile. tornerai nel dimenticatoio collettivo in brevissimo tempo. La sconfitta in Aula sui liberi consorzi non è un incidente ma la precisa volontà politica di segnalare la tua ingombrante ed inutile presenza politica. Il segnale non te lo hanno lanciato le opposizioni. Sono state le stesse ingombranti ed inutili forze politiche che ti sostengono, anzi, ti sorreggono. Saranno loro stesse ad additarti come l'incapace leader politico, come l'errore. E si, perchè loro ti sopravviveranno, forse malconce, ammaccate, impudenti ed impresentabili come te e più di te. Loro ti hanno creato come faccia presentabile, e adesso che non lo sei più, ti hanno silurato e ti affonderanno dandoti ogni colpa anche quelle meritatissime. Fai ancora in tempo, finita la finanziaria, ad abbandonare la nave e a sparire per sempre, lasciando la Sicilia in un mare di debiti, nuotando tra i buffi e i prestiti di Stato che hai creato tu, il grande rivoluzionario.