giovedì 5 marzo 2015

liberi consorzi, città metropolitane, capre e contadini

princìpi della legge Delrio valgono come princìpi di grande riforma economica e sociale per la disciplina di città e aree metropolitane da adottare anche dalla Regione siciliana in conformità al rispettivo statuto. Significa che la Regione siciliana su aree e città metropolitane non può legiferare in contrasto con la legge Delrio. Non c'è, invece, nessun vincolo Statale per quanto riguarda gli enti intermedi come Province o Consorzi e unioni tra Comuni. La regione Siciliana, quindi, può legiferare come vuole purché non in contrasto con il suo statuto. Tutti i politicanti (e pseudo costituzionalisti) siciliani che in queste settimane stanno dicendo che bisogna applicare la legge Delrio stanno mentendo ai loro elettori e ai siciliani. 
Ragione questa di per sé sufficiente, in un paese civile, per mandarli a zappare la terra a mani nude però per evitare possibili danni all'agricoltura. Nello statuto siciliano le città e le aree metropolitane non sono previste, l'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione Siciliana sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali. La stessa legge Delrio si occupa espressamente delle Città metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. Della Sicilia non ne parla neppure. L'unica Città Metropolitana appartenente ad una regione a statuto speciale è Venezia. Si deve perlomeno dubitare fortemente della possibilità che la Regione siciliana "debba" istituire Aree e Città Metropolitane in aggiunta e conformi a quelle previste dalla Legge Delrio perchè, essendo la Delrio una legge che enuncia un principio di grande riforma economica e sociale, non può essere modificata nel suo ambito territoriale di applicazione dalla Regione siciliana. L'istituzione delle Città metropolitane "siciliane" da parte della Regione siciliana non è però di per sé in contrasto con lo statuto siciliano, perchè la Sicilia è titolare di potere legislativo esclusivo in materia di Enti locali. Quindi ben potrebbe inventarsi, come ha fatto, le Città Metropolitane e le rispettive aree metropolitane. 
L'istituzione delle città ed Aree metropolitane prevista dalla Delrio fa nascere enti territoriali nuovi destinatari anche di funzioni e risorse trasferite dallo Stato o dalla Regione, come dicono sia l'articolo 44 sia l'articolo 46 della Delrio. In questa cornice, pensare che la Sicilia si possa intrufolare nel gruppo delle città metropolitane stabilite da una legge Statale contenente princìpi di grande riforma economica e sociale (che hanno lo stesso effetto di una norma costituzionale) e magari poter scroccare denaro allo Stato, appare perlomeno arduo. Ben diversa sarebbe stato il quadro di riferimento se il disegno di legge della maggioranza che sostiene Crocetta si fosse limitato a "ridefinire" le competenze di Comuni, consorzi di Comuni, Città ed aree metropolitane e unioni di Comuni, così come prevede la legge siciliana, rispettandone il testo che qualifica i liberi consorzi comunali come enti privi di funzioni gestionali. Operazione che culturalmente il legislatore regionale non sa fare. Una capra direbbe Sgarbi. Una capra che mangia letame, aggiungerei. 
L'errore è stato quello di rinviare ad una nuova legge la definizione delle competenze. Il legislatore così come le leggi le fa le può disfare. Se si fosse demandato a successivi Decreti Presidenziali, magari preceduti da opportune istruttorie, le cose sarebbero andate in modo assai diverso, perchè mai e poi mai il Governo Crocetta avrebbe potuto modificare la legge. La legge andava blindata per evitare i giochetti delle lobby e delle cosche politiche siciliane.


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