domenica 4 gennaio 2015

la politica come mediazione

Chi non ha mai sentito dire che la politica è mediazione, compromesso? Bene chi ne è convinto, provi ad immaginare Gandhi che fa da mediatore tra Inglesi ed Indiani, tra Colonialismo ed Indipendenza. Gandhi si è preso bastonate e galera per non scendere a compromessi con gli Inglesi, è stato intransigente. 
Potrebbe trattarsi di un'eccezione alla regola, va bene. Mettiamo allora Nelson Mandela. Uno che si è fatto più di un paio di decenni in galera per non avere mai voluto accettare l'apartheid, senza compromessi, senza mediazioni. Sarebbe un'altra eccezione? Consideriamo allora Sandro Pertini, un altro che si è fatto la galera per non accettare nessun compromesso col Fascismo. Un mediatore anche lui? No, fu uno tra quelli che decise e firmò la cattura e la fucilazione di Benito Mussolini. 
Senza l'intransigenza di Galantuomini che combatterono il Fascismo, la Costituzione Italiana non sarebbe mai nata. Senza l'intransigenza dei lavoratori e dei sindacati lo Statuto dei Lavoratori negli anni '70 non sarebbe mai nato. Senza l'intransigenza di una parte del mondo Cattolico il divorzio in Italia non ci sarebbe.
Sono troppe le eccezioni alla regola di politica come mediazione e compromesso. 
Non convince. 
Così come non può convincere l'idea che la politica sia solo intransigenza. La politica potrebbe essere solo un gioco strategico  nel quale occorre calcolare il vantaggio o lo svantaggio che si ottiene a cooperare o non cooperare con altri soggetti di cui non sappiamo se, a loro volta, coopereranno oppure no con noi. Un gioco, peraltro, del quale non sappiamo con certezza neppure quale sia il tipo di guadagno degli altri.


In uno degli scritti di Zygmunt Bauman è descritto che cosa accadeva agli Ebrei quando gli ufficiali nazisti delle SS si presentavano e dicevano: o ci consegnate 500 persone (300 muratori, 200 artigiani) oppure noi veniamo e rastrelliamo 5.000 ebrei. Gli anziani della Comunità Ebraica si riunivano, poi si riunivano i Rabbini e il Consiglio dei Saggi della Comunità.
Ragionavano sulla base del male minore, ed accettavano 500 deportati piuttosto che 5.000. Cooperavano con i Nazisti, facevano mediazione, compromesso per evitare il peggio. Convinti di ottenere il miglior risultato reale possibile. Ma i Nazisti si ripresentavano successivamente e ripetutamente, con le stesse richieste. In tal modo le Comunità Ebraiche, cercando il meno peggio, si ritrovavano interamente deportate. fornendo esse stesse i nominativi delle persone da deportare. Alla fine del gioco insomma i Nazisti ottenevano il massimo risultato col minimo sforzo e le Comunità Ebraiche il peggior risultato possibile, col massimo senso di colpa e pena. 

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