mercoledì 20 agosto 2014

il Palio è sempre più una festa paesana?

Da anni la manifestazione Armerina non decolla. Rimane un evento locale che attrae spettatori e turisti prevalentemente dai comuni vicini. Certo la crisi economica pesa sul turismo in Italia, cambiando le abitudini di chi viaggia per turismo rimodulando le mete, i tempi e i costi.
Tuttavia non tutte le manifestazioni, gli eventi che attraggono visitatori, spettatori e turisti in Sicilia hanno la stessa tendenza. Ad esempio la festa religiosa di Palermo (il Festino di Santa Rosalia che è accompagnata da moltissimi eventi musicali, teatrali, ecc.) gode di buona salute sotto il profilo dell'interesse manifestato dai sempre più numerosi utenti del web (linea gialla). La flessione del 2014 corrisponde esattamente al taglio dei finanziamenti da parte della Regione Siciliana. Stessa cosa per la Sagra del Mandorlo in Fiore di Agrigento, la flessione degli ultimi 3 anni dipende dai tagli ai finanziamenti (linea blu). Ma in entrambi i casi l'interesse per i due eventi non è locale. Ad interessarsene sono utenti web sparsi in tutta la Sicilia e in Italia. Discorso a parte è il Palio dei Normanni (linea rossa) il cui interesse è sub regionale, cioè tutto il traffico web proviene esclusivamente da una sola parte della Sicilia e frammenti dal Centro Italia. Questo significa che non c'è un sufficiente investimento promozionale: articoli di stampa, servizi televisivi, libri, riviste specializzate, siti web, blog, cinema, radio, pubblicità murale, ecc.. A parte tutte le osservazioni sulla "qualità del prodotto", cioè la sua coerenza con la verità storica, dei costumi, delle calzature ed altri accessori, delle armi, degli strumenti musicali, che possono essere colte solo da un pubblico non molto ampio, poco curata è ancora la parte del casting, cioè la scelta degli "interpreti" del Palio (plotoni, notabili ecc.). Cosa questa che invece viene colta più facilmente da chiunque (l'incoerenza, la non sincronia del fatto "storico" rappresentato, con età, fisicità, acconciature dei figuranti) e che viene documentata e diffusa dalle immagini fotografiche e dai video, amplificando la percezione anche inconscia dell'errore, del "c'è qualcosa che non va". Ma si tratta, però, di cose rimediabili. Il fatto che non si metta mano al "prodotto" ed alla sua promozione dipende anche dal fatto che per una parte della città il Palio è un fatto di auto-identificazione collettiva. Il Palio rappresenta la città, un po' come la squadra di calcio cittadina che vince il campionato. Il tifoso tende a non ammettere le critiche. Le considera come fatte al suo idolo identitario e quindi a sé stesso. Anche i Quartieri in questa dinamica giocano il loro ruolo identitario: il Palio viene considerato come il risultato di uno sforzo collettivo del gruppo che nello stesso tempo collabora e compete con gli altri Quartieri. Un protagonista, non una comparsa. Questo lento rovesciamento dei ruoli e questo diffuso bisogno identitario influenzano negativamente le possibilità di modificare il "prodotto" Palio. Rendendo difficile prendere decisioni, sostituire responsabili, organizzatori, o impartire direttive molto rigide o addirittura ripensare il Palio. Ammesso, come  ipotesi, che ci sia qualcuno che voglia rilanciare davvero il Palio.

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