sabato 5 luglio 2014

un Maestro

Oggi, alle 13, Attilio Giusto ha lasciato questo mondo all'età di 97 anni.  Era mio suocero. Nella sua vita è stato maestro elementare per molte generazioni di Piazzesi. Tutti ne hanno un buon ricordo. Non era un insegnante, era un Maestro e sapeva la differenza. Ha insegnato molto di più di quanto i sussidiari di scuola dicessero. Fu tra i primi ad insegnare le lingue straniere nella scuola elementare, molto ma molto prima che il Ministero le rendesse obbligatorie solo qualche anno fa. Fu tra i primi a realizzare esperimenti di fisica e chimica in classe, tra i primi ad insegnare nelle scuole elementari le basi dell'insiemistica. 
Un grande Cattolico, ma mai un baciapile. Era della generazione di quei maestri che comprava coi suoi soldi le scarpe e i grembiuli agli alunni più poveri, prima che esistessero forme pubbliche di solidarietà. Amava il suo lavoro, non si è mai assentato. 
Odiava gli inglesi perchè lo avevano tenuto prigioniero di guerra per 7 anni in India con una scheggia conficcata nell'occhio. Ha combattuto per il suo Paese, era orgoglioso di esserne stato un Ufficiale, un Tenente-Colonnello a quel tempo, e di avere dedicato una sì gran parte della sua lunga vita alla sua nazione, anche se né lui né la sua famiglia condividessero nulla delle idee politiche allora "dominanti". Più volte aveva rischiato la vita in guerra. Era saltato per aria con il suo carro armato su una mina  ed era riuscito a sventare un agguato di un sicario che stava per pugnalarlo, grazie al suo cane. Narrava di una sua formidabile fortuna: sognava di notte i numeri al lotto e di avere vinto in una occasione una cospicua somma di denaro, sempre durante il periodo bellico.
Raccontava spesso che, quando tornò dalla lunga prigionia, non riusciva a dormire sul letto e di come i primi giorni avesse continuato a dormire sul pavimento di casa, come per anni aveva fatto da prigioniero. Era un grande amico di Litterio Villari, lo storiografo Piazzese, lo chiamava Lio, con il quale scambiava spesso idee e osservazioni. Ha letto milioni di libri, non si è mai lasciato influenzare dai media per elaborare le sue opinioni. Partiva sempre da lontano per esprimere un giudizio politico, mai dal presente o dalla cronaca. 
Appena in pensione, contribuì alla formazione di una delle prime radio private di Piazza Armerina. 
Non sopportava gli incapaci messi nei posti di responsabilità. Mandò a quel paese un suo ex commilitone, ufficiale come lui, che dopo la guerra aveva vinto una cattedra universitaria all'istituto delle lingue orientali di Napoli. Cretino eri e cretino sei rimasto, gli disse, e abbandonò gli studi. Il motivo. Mio suocero fece l'ufficiale interprete in India, dov'era prigioniero, e lì perfezionò e raffinò al massimo il suo inglese. Quando il suo ex collega ufficiale (che era stato un suo subalterno) durante l'esame gli contestò un errore, mio suocero perse la sua tipica calma e gliele disse in faccia, in italiano, affinché capisse. 
Non ha mai negato il suo aiuto e il suo sostegno morale a tutti noi che gli eravamo vicini. 
Ho voluto dire queste cose perchè non mi sembrava giusto ricordarlo seduto su una poltrona, imboccato da altri, non più fiero nel camminare eretto, non più caustico nelle battute, non più straordinariamente spiritoso, ironico, e colto. 
Ciao Attilio.

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