lunedì 28 luglio 2014

il piagnisteo

C'è chi ci prova gusto a lamentarsi e chi lo fa per abitudine. Scriveva François de La Rochefoucauld:  "Quanti coccodrilli, che fingono di lamentarsi per divorare chi si lascia commuovere dal loro lamento! Quanti animali che si lasciano sottomettere perché non conoscono la loro forza!". Io preferisco le parole di Pablo Neruda: "Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante." Senza tacere del grande Omero che nel prologo dell' Odissea  fa dire a Giove: "incolperà l'uom dunque sempre gli Dèi? Quando a sé stesso i mali fabbrica, de' suoi mali a noi dà carco, e la stoltezza sua chiama destino." 
Il pessimismo e la colpevolizzazione albergano nell'uomo medio meridionale, anzi direi che l'uomo medio meridionale è la residenza elettiva, il domicilio legale di pessimismo e colpevolizzazione. Sciascia, ad esempio era profondamente convinto che nulla potesse cambiare i Siciliani.  
Quindi, non stupisce che ci si accapigli sull'insostenibile leggerezza dell'essere un Consorzio di liberi Comuni. Si leggono struggenti  e preoccupanti moniti del tipo (al limite dell'allusione volgare) "Adesso si dovrà andare, entro qualche mese, dai nuovi padroni ai quali ci siamo donati completamente nudi, senza nemmeno le mutande. E a cui abbiamo detto fate di noi ciò che più vi aggrada. Cosa pensate che faranno di noi?" 
Certo, se questa affermazione fosse il segno dell'abitudine a stare sotto padrone e di quella ancor peggiore di vedere il mondo come un sistema di padroni nel quale si può solo transitare senza speranza, o, nel più fortunato dei casi, di poter aspirare di acquisire lo status di padrone (senza che sfiori mai il dubbio che, magari, esistano nel mondo e nella storia relazioni tra pari) sarebbe certamente una brutta abitudine mentale. Molto medievale per di più. In fondo è un piccolo demone che ci portiamo tutti dentro. Forse un tratto culturale che tarda ad essere esorcizzato, proprio perchè il Medio Evo, qui, è durato più che in altri luoghi. Infine, non so quanto sia scientificamente vero, ma pare che il piagnisteo spenga i neuroni. Insomma un po' di coraggio, di ottimismo e di voglia di combattere, non sarebbero poi così male per la folta schiera delle classi dirigenti politiche locali. 
E sarebbe bene che si iniziassero discussioni su argomenti reali, su strategie e visioni politiche ed intellettuali sul tema, perchè anch'esse con certezza albergano tra noi meridionali post-medievali. Solo che occupano lo sgabuzzino, dove sono state confinate e recluse, giacciono lì un po' rinsecchite e  un po' anchilosate. Basterà un po' d'aria di confronto a rimetterle in sesto. Quindi, mettiamo un po' da parte i luoghi comuni, lasciamo stare se c'è o non c'è un colpevole, silenziamo quella voce di dentro che dice tanto finisce sempre allo stesso modo, diamo spazio alle idee e non solo ai ricordi. 

Archivio blog