venerdì 4 aprile 2014

Oggi è stato davvero un S.O.S.

Oggi siamo andati io e Giampiero Alfarini. Quando abbiamo finito ci siamo guardati in faccia. Eravamo scossi. Un padre era venuto a chiedere aiuto per i suoi figli. Lo faccio per loro diceva, mi umilio, per me va bene anche un tozzo di pane duro bagnato nell'acqua e un pomodoro, ma per loro... Trovatemi qualcosa per lavorare anche per un sola giornata per poter far mangiare i figli. E, per favore, ha aggiunto, lasciate da parte i servizi sociali, perchè se mi levano i figli...io... Aveva già fatto il giro al Comune, alle varie associazioni di volontariato, al Vescovado. Un chilo di pasta e un litro di latte, tutto qua. Il bambino che era con lui non sembrava affatto interessato alla conversazione, era concentrato a giocare con una macchinina di plastica, una di quelle che si trovano negli ovetti di cioccolato, eppure parlavamo di lui senza chiamarlo per nome. 
Giampiero ed io siamo papà. Gli occhi ci sono diventati lucidi. Poco prima avevamo visto proprio lì  accanto alla sede un gruppo di rifugiati. Erano puliti, curati, vestiti dignitosamente, giovani e sorridenti. Se parliamo di queste cose ci diranno che siamo razzisti, ci diciamo con Giampiero. Però poi riflettendo, no, mica vogliamo togliere niente a nessuno, un rifugiato rischia la morte dalle sue parti, la morte vera non quella delle immagini e dei film. Quei giovani volti sorridenti, sarebbero terrei, rigidi, ricoperti di polvere e non profumerebbero di pulito. Ma se abbiamo questa sensibilità, allora la dobbiamo avere per tutti, per i bambini, per gli anziani, per i malati, per i disoccupati, per gli invalidi. Che cazzo di società abbiamo costruito, quella di chi ha più denaro e tutti gli altri esclusi? Siamo ancora una comunità, oppure ognuno per sé?
Stiamo coltivando l'odio, seminando indifferenza.


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