lunedì 17 febbraio 2014

Cesare deve morire

Sono bastate le parole dette da Napolitano a Bruxelles nella sede del Parlamento Europeo a far scattare la sentenza di morte per Napolitano?  Ha parlato di crisi strutturale dal 2008,  e conseguente messa in discussione del cammino [europeo] intrapreso, disincanto, sfiducia e rifiuto verso il disegno europeo, che risiedono nel peggioramento delle condizioni di vita di larghi strati della popolazione dell' euro-zona, austerità ad ogni costo dalla quale non si poteva sfuggire [auto-assoluzione] ma le cui conseguenze sono state di innegabile gravità
Quindi, ha detto, niente passi indietro ma consapevolezza del circolo vizioso

Parole da ipocrita, certo, ma parole pesanti. 
Lui ha voluto Rigor Mortis [Mario Monti], come lo chiamava Beppe Grillo, lui lo ha fatto senatore a vita, lui lo ha difeso insieme alle politiche rigoristiche dalle conseguenze previste del circolo vizioso di cui egli stesso parla:  misure contro la crisi finanziaria = rigidità spesa pubblica = più crisi economica = più crisi finanziaria. 

Le sue dichiarazioni e i suoi "moniti" a cui ha fatto l'abitudine, al punto da non accorgersi di non essere a Roma ma Bruxelles, sono degli inizi di febbraio 2014. Sarà un caso ma l'articolo del Financial Times e il libro di Alan Friedman con le accuse al Presidente della Repubblica. vengono pubblicati insieme nello stesso giorno appena una settimana dopo. E la TV li riprende a stretto giro di posta a Servizio Pubblico di Michele Santoro. Basta non una minaccia ma un semplice dubbio e il sistema può andare in frantumi. Cesare deve morire. 

Veniamo a scoprire che si tratta di informazioni note agli ambienti politici tradizionali e agli ambienti giornalistici vicini al Palazzo. Ma mai rese note. Napolitano 5 mesi prima delle dimissioni di Berlusconi, si incontrava con Monti e Passera, parlavano di guida del governo e di programmi di governo. Monti e Passera parlavano tra di loro e si consultavano con De Benedetti [proprietario de La Repubblica, tessera n. 1 del Partito Democratico] e Prodi [ fondatore del Partito Democratico]. Tutti gli ambienti che contano in Italia sapevano. Nessuno parlava. 

Parlano però adesso. Come certi pentiti che si ricordano di avere premuto il pulsante del telecomando della bomba anni dopo aver parlato con i magistrati per dichiararsi pentiti e collaboratori di giustizia. E sono parole d'accusa che suonano come di attentato alla Costituzione e di Alto Tradimento. 

Ma se Napolitano è un traditore della Costituzione e della Repubblica, allora tutti gli altri sono complici del tradimento. Se ne avessero parlato per tempo, Monti, l'impiegato del catasto di Bruxelles, non sarebbe mai diventato Presidente del Consiglio, non ci sarebbero state le larghe intese né allora né a maggio dello scorso anno. Le larghe intese le hanno volute, congiurate, cercate, incoraggiate e protette, in danno del popolo italiano e in favore dei poteri finanziari nazionali ed Europei. 


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