mercoledì 22 gennaio 2014

Legge elettorale o manicomio criminale?

La proposta di Renzi e della direzione del PD di attribuire il premio di maggioranza del 53-55% con ballottaggio quando non si supera la soglia del 35% è compatibile con i principi espressi con la Sentenza della Corte Costituzionale? 
Per carità potrebbe pure far comodo al Movimento 5 Stelle, ma è in linea con la Costituzione? In un primo turno i Partiti potrebbero ricevere pochissimi consensi facciamo che il primo arrivato prenda il 25% e il secondo 24%. Andrebbero loro al ballottaggio e il premio variabile sino al 55 % in più andrebbe a chi vince. Certo, ci andrebbero col voto degli elettori che, nell'ipotesi qui fatta, in stragrande maggioranza al primo turno avrebbero manifestato in massa di non preferire né il primo né il secondo (25 si, contro 75 no e 24 si contro 76 no), né nessun altro. E nessun ruolo ordinario avrebbe più il Capo dello Stato che non potrebbe fare a meno di affidare l'incarico del nuovo Governo al partito che ha più parlamentari, perdendo una sua prerogativa costituzionale che si riprenderebbe solo in caso di divisioni successive della coalizione vincitrice (come del resto è successo negli ultimi anni e anche in questa legislatura che, nonostante il porcellum, non è riuscita ad esprimere una coalizione vincitrice per non avere vinto per l'elezione del Senato). 
Ma tutto ciò sarebbe ugualmente accettabile sul piano della rappresentanza della Nazione se i primi due ad arrivare sotto la soglia del 35% avessero 15 e 10 per cento? Sarebbe tollerabile un Parlamento nel quale un partito che ha raccolto il consenso al primo turno del 15 per cento avesse il 40% in più di parlamentari? E se demotivati dal risultato molti o moltissimi degli elettori delusi dal risultato non andassero a votare, come del resto capita nel ballottaggio per i Sindaci, sarebbe tollerabile e ammissibile un Parlamento votato al secondo turno da meno della metà degli elettori dove un partito dalla "forza" del 15 per cento avrebbe il 55 per cento dei parlamentari? In questo caso il Parlamento rappresenterebbe la Nazione? Il premio variabile è una delle censure fatte dalla Corte costituzionale al Porcellum, ma in questa proposta la novità sarebbe il secondo passaggio elettorale.
La ragionevole obiezione che si può muovere a questa considerazione è che i partiti in un sistema del genere tenderebbero a formare più facilmente delle coalizioni e che il rischio di una frammentazione è irragionevole. Vero. La frammentazione pre-elettorale è da escludersi. Non può invece escludersi che alla tendenza forte ad aggregarsi prima delle elezioni corrisponda una tendenza altrettanto forte a disgregarsi dopo. E' la storia del bipolarismo italiano a dircelo come quella della legge elettorale per l'elezione di Sindaco e Consiglio Comunale. Nonostante i trucchi elettorali le coalizioni artificiali si sono sfasciate più di una volta e tenute insieme a costo di enormi rinunce in termini di riforme. 
L'idea di Renzi non è nuova, perchè credo che non ne sia capace. E' stata formulata in linea generale dal Prof. Giovanni Sartori che, piaccia o no, è considerato uno dei massimi esperti a livello planetario di diritto pubblico comparato almeno negli anni '70.
La critica che io faccio al Professore, e so di osare troppo, è che la ragione della disaffezione dei cittadini alla politica ed anche della perpetuità insopportabile della classe politica dirigente sta proprio nella qualità dell'efficienza del sistema politico. La sua teoria sui sistemi politici forti non comprende in sé l'elemento della maggior partecipazione attiva dei cittadini, né quello del rinnovamento dell'estabilishment politico. Avendo egli studiato ed osservato moltissimo i sistemi tedeschi e anglosassoni, ne ha tratto probabilmente la convinzione che il difetto sia solo italiano e sia più dovuto ad un tratto culturale indigeno piuttosto che l'effetto del sistema politico, e che come tale non sia elemento degno di riflessione analitica. Io penso che le cose non stiano così, e che cioè la teoria di Sartori sia insufficiente per delineare i caratteri di un sistema politico forte. La sua teoria spiega il perché un sistema politico come quello inglese o americano sia forte. Ma negli ultimi anni abbiamo visto che anche questi due sistemi vanno in crisi. Gli inglesi hanno fatto ricorso ad una coalizione pur avendo un sistema maggioritario e collegi uninominali, e gli americani hanno sempre più spesso maggioranze politiche diverse al senato e al congresso. Se la teoria di Sartori fosse valida dovrebbe spiegare il perchè i sistemi politici più forti che si conoscano (tra i paesi democratici ovviamente) vanno in crisi.
La teoria è dunque inconsistente (cioè presenta delle contraddizioni) pur essendo completa ( cioè derivando ogni enunciato da un altro precedente). Egli dice che sono tre le variabili fondamentali: la forza elettorale dei partiti, il sistema elettorale, l'organizzazione dei collegi. Ciascuna di queste però influenza le altre, secondo me, anche la forza elettorale dei partiti, che è la capacità di raccogliere grandi consensi, non è una variabile indipendente. Non si spiegherebbe altrimenti il basso tasso di affluenza al voto degli americani, per esempio, pur essendo quel mondo ricchissimo di movimenti ed associazioni politiche. La vastità dei collegi americani e il loro sistema elettorale più che scoraggiare impedisce la formazione di altri partiti.  Il che determina il fatto che democratici e repubblicani  da secoli siano gli unici a competere in quelle elezioni. Cioè è il sistema elettorale federale e l'organizzazione dei collegi che favorisce solo i primi due partiti, che quindi diventano forti ma non lo sono e, nonostante questo, il sistema nel suo complesso non può essere definito forte al vaglio della realtà dei fatti non proprio recenti od eccezionali.
La critica fondamentale della Corte che ha distrutto il Porcellum è stata che è un sistema maggioritario, con correzioni proporzionali il cui premio di maggioranza è imprevedibile ed è capace di distorsioni imprevedibili. La proposta di Renzi è un altro sistema elettorale maggioritario a turno unico o a doppio turno con correzioni proporzionali con le stesse capacità di distorsione imprevedibili.
Un correttivo maggioritario  ad un sistema proporzionale potrebbe derivare da una semplice riorganizzazione dei collegi delle circoscrizioni. Stabilendo per esempio che nelle aree più densamente popolate i collegi dovrebbero eleggere 5-7 parlamentari e in quelle meno densamente popolate 2-3. In questo modo le minoranze avrebbero una loro rappresentanza dalle aree più densamente popolate, venendo favorite e non ne avrebbero nelle altre. Insomma dosando il numero dei seggi per collegi e la loro ampiezza si potrebbero ottenere risultati tendenti a rendere meno frazionato il Parlamento e nello stesso tempo non escludere le forze politiche minori (diritto di tribuna) rispettando il principio che la sede della rappresentanza della nazione è il parlamento, evitando distorsioni tra voti ed eletti.




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