martedì 14 gennaio 2014

E' arrivata la bufera ma nessuno ne parla.

Pubblicate le motivazioni che hanno portato la Corte Costituzionale a dichiarare illegittima la legge elettorale vigente con la quale è stato eletto anche questo Parlamento (clicca qui per cercare il testo integrale Sentenza n. 1 del 2014, Corte Costituzionale). 
In sintesi: 
1) E' illegittimo non consentire al cittadino elettore esprimere una preferenza per i candidati, al fine di determinarne l’elezione.
2) E' illegittima una distorsione fra voti espressi ed attribuzione di seggi che assume una misura tale da comprometterne la compatibilità con il principio di eguaglianza del voto, e della «rappresentanza politica nazionale» (art. 67 Cost.). Il Parlamento, insomma, deve rappresentare la Nazione.
3) Si può andare al voto anche adesso senza una nuova legge elettorale perchè le regole elettorali che sopravvivono lo consentono.

Poi la Corte avverte: la legge elettorale è illegittima sin dalla sua nascita ma le proclamazioni dei parlamentari eletti che sono già state fatte non sono più annullabili perchè la "retroattività” delle sentenze della Corte Costituzionale, vale soltanto per i rapporti tuttora pendenti, con conseguente esclusione di quelli esauriti. 
Questo significa che se la Giunta per le elezioni del Senato non ha ancora provveduto alla proclamazione dei Senatori eletti, non potrà più farlo
Avremo un Senato giuridicamente illegittimo che dovrà votare leggi, convertire decreti, ratificare trattati, votare la fiducia ai Governi,  ecc. ecc. 

Dal punto di vista politico la Repubblica Italiana è sta certificata avere un suo organo costituzionale, il Parlamento, che non rappresenta la Nazione. La Corte con un linguaggio ipocrita ha detto che una legge come quella annullata "potrebbe" creare uno squilibrio, ma tutti gli addetti ai lavori e parte dei cittadini sanno perfettamente che la legge appena annullata ha creato uno squilibrio tra elettori ed eletti. 
Di fatto e di diritto, gli eletti non rappresentano tutti gli elettori. La classe politica dirigente ha suicidato la Repubblica. 

I libri di storia delle prossime generazioni  diranno che dopo  Mussolini, lo Stato Italiano ha avuto al potere illegalmente altre persone. E nessuno potrà smentire. La nostra verrà ricordata come un'altra generazione vissuta sotto un regime illegale, ma con libertà di espressione e di riunione. 

Un regime atipico, tutto italiano, ma pur sempre un regime dove l'opinione politica dei cittadini non concorre compiutamente alla determinazione della sua classe dirigente e dove, dunque, la sovranità non appartiene interamente al popolo ma è limitata. Se ne avete voglia, provate a smentirmi. Fatelo leggendovi quanto ho scritto su questo blog il 24 febbraio del 2008 (clicca qui ) che riporto in breve in queste conclusioni "...  sarebbe bene riflettere sul significato pratico di parole come “repubblica”, “democratica” e “repubblica democratica”, contenute nel primo articolo della Costituzione Repubblicana (italiana, naturalmente) che ben potrebbero spiegare il collegamento diretto e necessario tra voto espresso dai cittadini e numero di seggi da attribuire, spiegando perché una distorsione del sistema di distribuzione di seggi si traduca nella distorsione dell’uguaglianza del voto. E che sono passati secoli, ormai, da quando il voto poteva avere valore “plurimo” e quindi violare il principio di eguaglianza del voto, e che il principio di uguaglianza del voto può violarsi in tanti modi: diretti ed indiretti."




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