martedì 28 gennaio 2014

Collegi elettorali uninominali, intermedi, collegio nazionale

Cerco di fare una brevissima ed incompleta sintesi sull'effetto che i collegi elettorali hanno sui sistemi elettorali. Prendiamo un territorio abbastanza grande e lo chiamiamo circoscrizione elettorale, supponiamo la Sicilia. Supponiamo -ma non è vero- che la Sicilia abbia 6 milioni di abitanti, il 10% della popolazione italiana di 60 milioni e quindi le spettano il 10% dei seggi, qualunque sia il sistema elettorale, maggioritario o proporzionale. Se i seggi da eleggere in Italia sono (facciamo finta ma non è vero) 600, allora la Sicilia dovrà eleggere 60 parlamentari. Adesso possiamo suddividere la Sicilia in collegi. Se facciamo 60 collegi uninominali da 100.000 abitanti ciascuno sarà favorito il partito più grosso in Sicilia e alla fine dell' elezione scopriremo che il primo partito si è preso tutti o quasi tutti i 60 parlamentari. Questo è il collegio uninominale.

Se invece suddividiamo la Sicilia in collegi più grandi che possono eleggere, 2, 3, 4, 5, 6 e anche di più deputati, mano a mano che allarghiamo il collegio saranno favoriti rispetto ai collegi uninominali i partiti più piccoli, che con i resti potrebbero vedere eletti i loro candidati. Quindi come ipotesi potremmo suddividere la Sicilia in 20 collegi con 3 parlamentari da eleggere o 15 collegi con 4 parlamentari da eleggere o 10 collegi con 6 parlamentari da eleggere. Se siamo in un sistema proporzionale avremo quindi un risultato che vedrà il o i partiti maggiori prendersi più parlamentari ma i partiti minori non scompariranno come nell'ipotesi del collegio uninominale fatta prima. Questa suddivisione si chiama collegio intermedio perchè sta tra il collegio uninominale dove viene eletto solo un parlamentare e il collegio unico nazionale di cui adesso vedo di far comprendere che effetto ha. 

Nel collegio intermedio viene immediatamente eletto chi raggiunge il quorum che è detto anche cifra elettorale in termine tecnico. Torniamo per un attimo all'esempio dei collegi della Sicilia (ipotizzata avere 6 milioni di persone). Se ho suddiviso la Sicilia in 20 collegi, ogni collegio raccoglierà 300.000 persone. Se ciascun collegio deve eleggere 3 parlamentari il quorum sarà  300.000: 3 = 100.000 voti. Il partito che prende 100.000 voti si assicura con certezza 1 deputato. Se ne prende di più o di meno c'è il problema dei resti. Bisogna rifare il calcolo. C'è tutta una tecnica matematica ma quello che qui interessa è sapere che i resti, cioè quei voti che non sono serviti a raggiungere il quorum o che lo hanno superato, vengono ricalcolati o nello stesso collegio, o nella circoscrizione (tutti i 20 ipotizzati collegi della circoscrizione Sicilia). Se però i resti vengono ricalcolati a livello nazionale (tutte le circoscrizioni italiane, Sicilia, Veneto, Calabria, Lombardia, ecc. ecc.) si ha il collegio unico nazionale. Cosa può accadere in tal caso, può accadere che io voto per un candidato il cui partito nel mio collegio non raggiunge il quorum ma siccome il collegio è unico ed è nazionale devo andare a calcolare in percentuale quanti seggi spettano al partito che ho votato a livello nazionale e in quale collegio quel partito ha ottenuto la percentuale più alta perchè è in quel collegio che scatterà il deputato. Per capirci io voto per il candidato X nel collegio di Enna e finisco per eleggere il candidato Y nel collegio di Pordenone.
Tanto per essere più precisi il collegio unico nazionale può essere utilizzato tanto per i soli resti quanto per voti e resti. In questo caso anche se il candidato X nel mio collegio prendesse più voti degli altri non è detto che venga eletto perchè se il candidato Y dello stesso partito ma di un altro collegio prende in percentuale più voti viene eletto quest'ultimo.




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