domenica 24 febbraio 2008


La Corte Costituzionale e il Porcellum



... L'impossibilità di dare, in questa sede, un giudizio anticipato di legittimità costituzionale non esime tuttavia questa Corte dal dovere di segnalare al Parlamento l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento, sia pure a livello regionale, di una soglia minima di voti e/o di seggi.

6.2. – Si deve escludere altresì che il quesito sia in contrasto con il principio costituzionale dell'eguaglianza del voto. Senza entrare nel merito della normativa di risulta, che, come detto sopra, non può essere sindacata in questa sede, bisogna dire che un referendum abrogativo che tenda ad influire sulla tecnica di attribuzione dei seggi, in modo da favorire la formazione di maggioranze coese e di diminuire, allo stesso tempo, la frammentazione del sistema politico non è, in sé e per sé, in contrasto né con l'art. 48 né con l'art. 49 Cost.
(estratto tratto dalla pronuncia di ammissibilità sul referendum abrogativo della legge elettorale nazionale, meglio nota come “Porcellum”, resa dalla Corte Costituzionale)

Il Porcellum (1)  è un sistema di attribuzione dei seggi parlamentari.
Fatte le votazioni, si devono poi attribuire a ogni lista i Parlamentari che le spettano.
Il Porcellum serve proprio a questo: trasformare il numero dei voti ottenuti dalle liste in un numero di Parlamentari da attribuire a ciascuna lista.
Come funziona il Porcellum?
Il Porcellum attribuisce alla lista o alla coalizione (di più liste) che prende più voti, il 55% dei Parlamentari (su base nazionale per la Camera e, in ogni Regione, per il Senato).
Fin qui niente di male, diciamo, perchè è un premio di maggioranza, il cui scopo è quello di ottenere maggioranze parlamentari ampie e, per questo motivo, da doversi ritenere più coese.
Ora, è vero che il Porcellum crea maggioranze più ampie, ma non è vero che solo per questo motivo le maggioranze più ampie siano anche più coese. Anzi.
Anche quando infatti una maggioranza ampia resiste per tutta la durata della legislatura, il lavoro che compie, se di lavoro si può parlare, risulta sempre al di sotto delle attese e di chi l’ ha votata e di chi vi ha fatto parte. Questo perchè le maggioranze ampie contengono al loro interno elementi non coesi verso il raggiungimento di univoci risultati. Spesso ciascuna delle componenti della ampia maggioranza, persegue risultati diversi da quelli delle altre componenti e in qualche caso persegue anche risultati del tutto opposti a quelli desiderati dagli altri alleati. Questo finisce o per frenare l’attività della maggioranza, che preferisce non decidere piuttosto che spaccarsi, o per trovare soluzioni di compromesso che non frantumino la maggioranza ma che inevitabilmente non accontentano completamente nessuna delle sue componenti. E ancor meno i loro elettori e gli sponsor elettorali (organizzazioni e gruppi di potere economico, sociale, religioso).
Questa è l’analisi corrente della situazione per come i media la spiegano.
Torniamo al Porcellum.
Oltre al premio di maggioranza è prevista dalla stessa legge elettorale anche una serie di sbarramenti. Sbarramenti per le coalizioni e sbarramenti per le liste, sbarramenti al Senato e sbarramenti alla Camera, con delle eccezioni.
Alla Camera le coalizioni devono ottenere almeno il 10% dei voti nazionali e ciascuna delle liste che compongono la coalizione deve ottenere almeno il 2% dei voti nazionali. Altrimenti la coalizione o la lista che non raggiunge la soglia di sbarramento viene esclusa dalla distribuzione dei Parlamentari. Le liste, che non fanno parte di una coalizione, devono ottenere almeno il 4% dei voti nazionali. Poi, tra tutte le liste che non hanno raggiunto il 2%, si ripesca quella che ha ottenuto il maggior numero di voti in percentuale e anche questa, quindi, partecipa alla distribuzione dei parlamentari. Il ripescaggio sa così tanto di festa popolare, di giostra, di albero della cuccagna… Ma lasciamo stare. Se a votare ci vanno 4 gatti, la percentuale si calcola sui 4 gatti. Più serio sarebbe parlare di un minimo di voti o di seggi e non di percentuali di voti o seggi per non incorrere nel pardosso di Trilussa, e la Corte lo dice non usando metafore.
Al Senato le coalizioni devono raggiungere il 20% dei voti regionali e devono avere almeno una lista, tra quelle coalizzate, che superi il 3%. Le liste che non fanno parte di una coalizione devono raggiungere l’8% dei voti regionali. Partecipano al banchetto anche le liste che fanno parte di una coalizione che non ha raggiunto il 20% purché abbiano superato la fatidica soglia dell’8%.
Adesso, riposatevi, fate un respiro profondo e rilassatevi.
La differenza più significativa tra Camera e Senato è che un micro partito, una banda, un condominio, persino un nucleo familiare numeroso, che sta in una coalizione come lista, pur pigliando lo zero zero zero e qualcosa partecipa alla distribuzione dei seggi se la coalizione di cui fa parte supera il 20% dei voti regionali e se almeno una lista consorella raggiunge il 3% dei voti regionali.
Altra differenza è che i premi di maggioranza regionali possono elidersi a vicenda tra le diverse regioni e in pratica non dare nessun premio di maggioranza, e quindi nessuna pretesa coesione della maggioranza. Quindi al Senato può succedere di prendere i voti della famiglia-condominio-lista, superare la soglia di sbarramento, acchiappare persino il premio regionale e poi non avere nessuna maggioranza in parlamento.
La cosa che però turba di più i sonni dei sommi giudici della Corte Costituzionale non è questa.
La Corte si è accorta che manca nella legge l’indicazione di un minimo numero di voti o seggi che faccia scattare il premio di maggioranza. In effetti, se si presentassero alla Camera 100 coalizioni e una sola prendesse il 10% dei voti nazionali, a questa andrebbe il 55% dei parlamentari, in soldoni, 340 Deputati, contro i soli 61 spettanti in via proporzionale.
Ora, la Corte pensa che questa non sia una violazione del principio di eguaglianza del voto, perché una cosa è il voto altra cosa e l’attribuzione dei seggi. E qui, secondo la Corte, il problema è quello della razionalità del sistema di distribuzione dei seggi perché i voti, in sé e per sé, vengono contati uno ad uno e ognuno di essi vale un voto. I voti rispettano il principio di eguaglianza ma la distribuzione dei seggi invece no. Insomma è come dire che vendendoti la Fontana di Trevi, non ti ho fregato sui soldi, ma ti ho fregato sul prodotto. Distinzione sottile che però all’acquirente della Fontana potrebbe non interessare molto.
E se per la Corte la coesione delle maggioranze è un principio costituzionale (ma non si capisce bene di quale articolo della Costituzione sarebbe figlio tale principio) questo principio, di incerta paternità, trionferebbe, con il porcellum.
Non c’è niente di illegale in un premio di maggioranza o in uno sbarramento elettorale o nelle due cose messe insieme, per carità, nessuno potrebbe sostenere ragionevolmente il contrario.
Ma il “porcellum” è un mostro che premia e punisce senza un omogeneo criterio, consentendo al Senato ciò che impedisce alla Camera e viceversa.
In Sicilia il sistema per eleggere i Parlamentari dell’Assemblea della Regione Siciliana, prevede due sbarramenti e un premio di maggioranza: ogni lista deve raggiungere il 5% dei voti regionali, e non vi possono essere liste o coalizioni di liste che non siano presenti in almeno 5 delle Province Siciliane. Alla lista che arriva per prima, spettano 54 parlamentari, più il Presidente –anche lui eletto di diritto come capolista-, quindi 55. Il resto dei seggi da attribuire, va alle altre liste. Anche qui, pare, non c’è un minimo numero di voti/seggi che la lista che arriva per prima (e che acchiappa un non troppo chiaro premio di maggioranza di 10 Parlamentari, non troppo chiaro perché in realtà il premio di maggioranza reale è molto di più di 10) debba prendere. E se incostituzionale è il sistema nazionale, altrettanto e per gli stessi motivi è quello regionale siciliano. O no? Pensate a una lista che prenda voti soprattutto in una sola Provincia e nulla o quasi nelle altre. Se risultasse la prima delle liste a livello regionale, in concorso con una miriade di liste, farebbe da asso pigliatutto, rappresentando da sola il tutto.
In questi casi sarebbe bene riflettere sul significato pratico di parole come “repubblica”, “democratica” e “repubblica democratica”, contenute nel primo articolo della Costituzione Repubblicana (italiana, naturalmente) che ben potrebbero spiegare il collegamento diretto e necessario tra voto espresso dai cittadini e numero di seggi da attribuire, spiegando perché una distorsione del sistema di distribuzione di seggi si traduca nella distorsione dell’uguaglianza del voto. E che sono passati secoli, ormai, da quando il voto poteva avere valore “plurimo” e quindi violare il principio di eguaglianza del voto, e che il principio di uguaglianza del voto può violarsi in tanti modi: diretti ed indiretti.

(1) Si chiama così perché il suo autore, il Sen. Calderoli, lo ha definito una vera porcata e, siccome i precedenti sistemi elettorali –il Mattarellum, ad esempio, - avevano preso il nome, latinizzandolo, dal loro autore- il Sen. Mattarella nell’ esempio- a qualcuno è venuto in mente di indicarne l’autore nel porcus e quindi, latinizzando, porcellum; questo qualcuno che ha affibbiato il nomignolo al sistema elettorale è il Prof. Sartori, un esperto a livello internazionale di scienza politica e diritto costituzionale.

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