venerdì 25 gennaio 2008

L'Europa si arma

L'Europa si arma
Il trattato di Lisbona del 3 Dicembre 2007.
Azioni congiunte in materia di disarmo, missioni umanitarie e di soccorso, missioni di consulenza e assistenza in materia militare, missioni di prevenzione dei conflitti e di mantenimento della pace, missioni di unità di combattimento per la gestione delle crisi, missioni tese al ristabilimento della pace, operazioni di stabilizzazione al termine dei conflitti.

Con questo elenco significativo, l’Europa inizia una nuova stagione storica, partendo dalla premessa che qualora uno Stato membro subisca un'aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. E con la precisazione che gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell'ambito dell'Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l'istanza di attuazione della stessa. Il che vuol dire che uno Stato membro dell’Unione Europea anche se non fa parte della Nato, ma subisce un’aggressione armata sul suo territorio, verrà soccorso con le armi dagli altri Stati dell’Unione Europea.

Facciamo un esempio pratico? Supponiamo che la Turchia faccia parte dell’Unione Europea e che delle formazioni combattenti Kurde, situate in Irak, oppure organizzazioni nazionalistiche del Caucaso, compiano una aggressione armata sul suo territorio. In questa ipotesi, tutti gli Stati dell’Unione Europea avrebbero l’obbligo di prestarle aiuto con tutti i mezzi, coordinate e guidate dal Consiglio (una nuova istituzione dell’Unione Europea, formata da Ministri di ciascuno Stato dell’Unione).
Il trattato prevede l’obbligo di aiuto non al verificarsi di una guerra, ma al verificarsi di un’aggressione armata sul territorio di ciascun Stato membro dell’Unione. Un aggressione armata può essere anche un attentato terroristico, che non è certo una cosa da ridere, ma sicuramente non ha neppure la gravità di una guerra.
E allo stesso modo, anche in caso di crisi internazionale, gli Stati dell’Unione, dovrebbero mettere a disposizione dell’Unione Europea parte delle loro forze armate per la gestione delle crisi, su decisione del Consiglio.
Ma qui le cose cominciano a complicarsi per gli Italiani. Perchè l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
Il richiamo alle regole limitative dell’Onu sui conflitti armati è fatto solo per l’ipotesi di aggressione a uno Stato membro dell’Unione Europea, mentre per tutto il resto l’Unione Europea si ispira ai principi dell’Onu, non alle regole del trattato Onu. Il che vuol dire che può agire indipendentemente dalle risoluzioni emanate o non emanate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
E questo sembra in contraddizione col principio Italiano del ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, cioè delle crisi internazionali. Infatti, se il Consiglio di Sicurezza dell’Onu autorizza un intervento militare, in qualche parte del mondo, l’Italia, che aderisce al trattato Onu, può intervenire (se può e se vuole). Ma se il Consiglio, senza una autorizzazione Onu, decidesse un intervento militare in qualche parte del mondo, per ragioni di sicurezza degli Stati membri dell’Unione Europea, l’Italia che dovrebbe fare, visto che comunque dovrebbe mettere a disposizione parte delle sue Forze Armate? In altre e semplici parole: è stato abrogato l’articolo 11 della Costituzione Italiana e nessuno se ne è accorto?


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